Il Cinema Jolly, nonostante il
proliferare e il successo delle nuove ultramoderne Multisala, continuava la
sua attività ormai da quasi quarant’anni.
Il Jolly era il giocattolo di Enzino
Barison, una sua creatura, una sua scommessa di quando negli anni 60 aveva
ereditato quel palazzo, uno dei pochi scampati alla devastazione dei
bombardamenti anglo-americani della Seconda Guerra Mondiale, e l’aveva
convertito in sala cinematografica di prima visione.
Nonostante la crisi negli anni
difficili in cui il boom del videonoleggio aveva mandato in camera di
rianimazione l’attività dei cinematografi costantemente deserti, non aveva mai
ceduto alle tentazioni di riciclarlo come
sala a luci rosse tantomeno preso in considerazione le offerte di Banche e Discount che erano interessati a
quell’edificio per trasformarlo in un business finanziario o commerciale
Enzino non si era mai sposato, aveva
rinunciato a crearsi una famiglia, ad avere una vita normale, degli amici,
degli interessi.
Il suo mondo era lì, costantemente
incollato al proiettore del cinematografo per interi pomeriggi e sere, giorni
feriali, festivi, Natale e Capodanno
compresi.
Una passione, forse più di tutto una
malattia, una dipendenza, e anche adesso che era avanti con gli anni e la
tecnologia di riproduzione computerizzata era per lui troppo sofisticata,
si sistemava alla cassa, o all’ingresso
a strappare i biglietti, ma niente e nessuno lo scollava da quel posto.
Era una serata come mille altre, finita
la proiezione dell’ultimo spettacolo del sabato sera e le luci si erano accese
per permettere agli spettatori di uscire.
Enzino controllava il lento defluire
del pubblico ascoltando la piacevole colonna sonora del film.
Aspettava, con l’educazione del padrone
di casa, chi non aveva fretta e si fermava seduto al proprio posto fino
all’ultima parola dei titoli di coda, e
con un sorriso dava la buona notte a quei pochi clienti abitudinari
che da anni frequentavano la sua sala.
Doveva aver preso freddo perché ogni tanto
un brivido gli percorreva la schiena
e sentiva le braccia gelate e
intorpidite.
Ancora pochi minuti e sarebbe andato a
casa, un’ aspirina e una bella dormita come rimedio al suo malessere potevano
bastare.
Salutò con un gesto della mano il ragazzo che si occupava delle proiezioni.
Adesso il cinema era vuoto,
completamente avvolto dal silenzio. Poteva chiudere.
Controllò bene, si accorse che nella
quinta fila c’era ancora qualcuno seduto.
Enzino si avvicinò, pensando a uno spettatore rimasto addormentato.
Enzino si avvicinò, pensando a uno spettatore rimasto addormentato.
La fila era completamente vuota, si
doveva essere sbagliato.
Scosse il capo contrariato, era sicuro di aver visto la sagoma di un
uomo su quella poltroncina della quinta
fila.
Forse era un po’ di febbre che gli
aveva creato quell’allucinazione e fatto confondere un ombra con una persona.
Improvvisamente le luci si spensero e
sulla parete di proiezione iniziarono a vedersi le immagini di un film.
Cosa succedeva?
Chi aveva fatto partire senza la sua
autorizzazione il macchinario ?
Scorrevano fotogrammi in bianco e nero
di una casa in campagna immersa nel verde, circondata da vigneti e alberi di
nocciolo e un cane dal mantello rossiccio che vagabondava sventolando la coda.
Ma quella era la Lea , la bellissima ed affettuosa
setter irlandese di suo nonno, e quello che stava rastrellando la ghiaia
del vialetto era il suo amato nonno, con l’immancabile mozzicone di sigaro
toscano in bocca.
Adesso l’inquadratura si stringeva su
una Lancia Appia parcheggiata nell’aia, con un ragazzino dal volto imbronciato
che guardava fuori dal finestrino.
Non ci poteva credere, era lui,
seduto sulla macchina di suo
padre che giocava a fare il pilota. Quante ore aveva passato con le mani sul
cambio e sul volante seduto su quei sedili in pelle color tabacco.
Le immagini si sfocavano, perdevano
nitidezza per poi ritornare di nuovo
chiare e comparve il viso del babbo con
i suoi inconfondibili baffi alla Clark
Gable.
Poteva quasi toccarlo e ad Enzino parve
di sentire il profumo della brillantina Linetti che suo padre usava per
impomatare i capelli e l’odore dell’ esportazione senza filtro che pendeva
dalle labbra.
Di fianco a lui c’era la mamma, fresca
di messa in piega, con un vestito leggero
in cotone fantasia e la borsa di
corda intrecciata che usava per andare a fare la spesa.
Il profumo di pane e di salame cotto
gli riempì le narici ricordandogli le merende pomeridiane mangiate
sull’altalena con sua sorella.
Già, sua sorella, mancava solo lei.
Dov’era ?
La cagnetta Lea, il nonno, i genitori
erano tutti già morti da un pezzo, gli unici ancora vivi erano lui e sua
sorella.
Enzino guardò la quinta fila della
sala, adesso c’era qualcuno seduto.
Si avvicinò e si accorse di essere lui,
era lui la persona seduta.
In un attimo capì tutto, gli stava
passando davanti la sua vita, come un film.
Si rese conto che doveva reagire, fare
qualcosa, assolutamente, prima di
arrivare alla scena finale.
Dopo sarebbe stato troppo tardi.
Nel frattempo nella sala cominciò ad
affluire gente, non ci poteva credere.
Enzino guardava attonito e esterrefatto
con la bocca aperta, senza proferire parola.
Stan Laurel e Oliver Hardy si tolsero la bombetta per
salutarlo, John Wayne sventolò il cappello da cow boy, Totò gli fece una
smorfia e Marlon Brando gli chiese se
poteva fumare.
Greta Garbo era uno schianto e Anna
Magnani entrò a braccetto di Pier Paolo
Pasolini. Tognazzi e Gassman parlavano di donne battendosi pacche sulle spalle.
Tutti attori che ormai, purtroppo ,
erano già passati a miglior vita.
Come avrebbe voluto vedere Carlo
Verdone, Sergio Castellitto, Margherita
Buy o Penelope Cruz, per potere dire, ecco mi sono sbagliato, tiè,
non ci sono solo dei morti, nessuno mi
sta chiamando, nessuno mi vuole.
La proiezione che ripercorreva la sua
vita continuava ad andare avanti, e dopo
gli anni della scuola, aveva rivisto il periodo del servizio militare quando
era Bersagliere a Palmanova del Friuli, poi il congedo, e l’inaugurazione del
Jolly con il film “La caduta degli Dei”
di Luchino Visconti.
Non poteva, non riusciva a fare nulla per
fermare quel conto alla rovescia, così veloce,
così implacabile.
Pochi minuti ancora e sarebbe stata la
fine.
Sconsolato, prese la testa tra le
mani. Non voleva più vedere nulla di tutti quegli anni passati allo stesso
modo, freddi e inutili, senza un amore,
senza un’ emozione, schiavo di se
stesso.
Quante cose della vita si era perso per
paura di sbagliare, per abitudine, per orgoglio.
Ormai era arrivato al capolinea, erano
solo i pensieri di uno che sta per morire e anche se avesse voluto cambiare la
sua vita, a questo punto era troppo tardi. Non gli era più permesso.
Marlon Brando lo stava osservando, gli
fece un segno con la mano come per dire, sta tranquillo Enzino è tutto a
posto, e con un tiro da maestro buttò la sigaretta accesa nel sensore che
controllava i fumi dell’antincendio.
La sirena dell’allarme cominciò a suonare e in pochi minuti, allertati
automaticamente dal segnale di pericolo, sopraggiunsero Vigili del Fuoco e
autoambulanza.
Appena in tempo, un altro minuto
sarebbe stato fatale.
"Thank you Marlon.." mormorò con un filo di
voce Enzino prima di essere intubato e trasportato all’Ospedale a sirene
spiegate.
"Good luck Enzino.." rispose
Marlon Brando dalla quinta fila del Cinema Jolly. Poi lentamente si
alzò, tirò su il bavero di quel cappotto beige che aveva
indossato nell’Ultimo tango a Parigi e uscì.
La fiamma dello Zippo gli illuminò il
viso mentre si accendeva l’ennesima Camel.
Sorrideva.
bello e fantastico Jan...Marlon Brando che attore, parlava poco, si muoveva appena e catalizzava l'attenzione.
RispondiEliminap.s.
Beh...grazie eh? Per il racconto che è diventato di proprietà di FingerCooking...ah! non te lo avevano detto? Oh caspita! Che imperdonabile dimenticanza, che mancanza di tatto....
:)
Grazie Max !!
RispondiEliminaah ah ah.. sei terribile !!
Almeno come Autore c'è la soddisfazione di lasciare un piccolo contributo a questa giovane inimitabile e troppo simpatica testata web..
;-)
Azz, doveva dirtelo Pone!... O toccava a Stefano? O Mimmo? Valerio? Io forse? Beh pazienza. Grazie jan, grazie davvero!
Elimina;-)
eh eh eh.. non ho letto tutte le clausole di Fingerpicking.. ma mi fido più di voi più che di chi quelli che ci hanno governato..
EliminaE' una bella casetta questa di Fingerpicking.. c'è la cucina con l'angolo cottura multiregionale, la sala musica, il laboratorio di liuteria e l'angolo relax.. però manca la stanza da letto.. dove si tromba..??
;-)))
Ehhhhhh....quella è riservata ai soci fondatori...però a tutt'oggi manca ancora la materia prima.
EliminaArriverà anche quella !!
Elimina;-))
Tromba? No, qui molte chitarre, tromba pochino!
Elimina;-)
;-))))
EliminaEra ora ! Aspettavo da mesi un tuo nuovo racconto , ed ecco un gioiellino : che penna , caro Jan...prendi per mano il lettore , lo fai accomodare , gli mostri la scena e lo lasci a perdersi nelle congetture.Non importa il finale , non importa che vada come volevi o come pensavi , perchè lo spettacolo vale sempre il prezzo del biglietto.Grazie frate' :-)))))
RispondiEliminaCiao Ste...
EliminaNon so cosa passa nella mia zucca quando scrivo.. è una specie di fluido che pian piano prende forma e che si modifica strada facendo.. Quando inizio un racconto non so assolutamente come proseguirà la storia e come andrà a finire, è lui che mi porta attraverso il mio vissuto, i miei sogni e i miei desideri.. e io lo seguo in un dolce abbandono..
;-))
Che bello ............. l'ho riletto un paio di volte ...... e ho viaggiato con la tua penna!!!
RispondiEliminaGrazie Jan
Ciao Robby !! E' stata un'emozione condividere con voi un mio racconto.. come stappare una bottiglia di vino tenuta da conto per bere con gli amici..
EliminaMeglio la mia penna che il mio plettro.. anche se spero presto di stupirvi con qualcosa di rigorosamente acustico..
;-)))
Come al solito riesci a mettere in moto la mia immaginazione con le parole scritte, sai che ho fatto? Mi sono stampato tutto il racconto, e me lo rileggerò questa notte prima di dormire, come un buon libro (di carta) di una volta, sei uno Scrittore raffinatissimo Jan :-))
RispondiEliminaCiao Mimmo.. come ti capisco.. i libri da sfogliare hanno quel fascino che nessun e-book potrà mai dare..
EliminaPensa che nel cruscotto dell'auto ho un libricino con il prezzo ancora in lire, un allucinante e improbabile racconto horror che ho vinto a un banco di beneficenza. Ha la copertina sdrucita e spiegazzata, le pagine ingiallite e con le orecchie, ma se mi capita di dover far passare qualche minuto senza aver nulla da fare, lo tiro fuori e leggo qualche pagina..
Dove ci porta l'immaginazione !! E non c'è bisogno della carta di credito per viaggiare così !!
;-)
Vero, poi i libri sono delle creature "vive", appena li compri hanno l'odore di stampa, e le pagine chiare, con il tempo le pagine ingialliscono, ed acquistano quell'odore di "tempo trascorso", che a qualche allergico, potrebbe far storcere il naso.... ma che ha me mi piace tanto :-))
EliminaIo sono gelosissimo dei miei libri, non li presto a nessuno, nemmeno quelli economici. Una volta un amico mi ha talmente rotto le scatole per un libro che voleva gli prestassi che sono andato in libreria, l'ho comprato e glielo ho regalato , ma mi sono tenuto il mio, vecchio e ingiallito..
Elimina;-))
Ciao Gian
RispondiEliminabel racconto. Che sia musica o letteratura, questo sito regala sempre belle sorprese. Attendo la seconda parte, non puo' finire cosi'......
Ciao Dario !!
EliminaPer me era finito così, con il salvataggio in extremis di Enzino, però non sarebbe una cattiva idea dare una continuazione alla storia..
Gli sfigatissimi personaggi che popolano i miei racconti, con le loro insicurezze,le loro debolezze e le loro malinconie si meritano un riscatto prima o poi..
;-)
Bello, bello, bello!
RispondiEliminaHai la capacità di creare, in poche righe, un'atmosfera coinvolgendo il lettore come se stesse partecipando alla scena descritta o vivendo un déjà vu.
Grazie Jan.
Ciao Beppe !! Sono un appassionato del racconto breve, e se mi è concessa una citazione del mio scrittore contemporaneo preferito, Niccolò Ammaniti..
Elimina"Il romanzo è una storia d'amore, il racconto è la passione di una notte"
E' una soddisfazione sapere di aver coinvolto il lettore.. niente di più bello !!
;-)
PC nuovo eh...!?
RispondiEliminaCiao Aldo.. Ho finalmente domato il puledro nuovo sellato con Windows 8.. e adesso recupero i giorni perduti senza pc...
Elimina;-)))
Solo per noi torinesi (io e Gian)
RispondiEliminaCome ben sai sono nato a Chieri, ma ho sempre vissuto a Torino, infanzia e gioventù in Barriera di Milano. Corso Vercelli contava ben due cinema rionali il Nord, piccolissimo e il Sociale, luogo storico dove detti il mio primo bacio, rigorosamente in galleria e per la prima volta infilai una mano sotto la gonna d'una ragazza... Il cinema Nord ora è un discounto, del Cinema Sociale non c'è nemmeno più il palazzo, buttato giu e ora c'è una sala giochi. In Corso Giulio Cesare c'era il Mayor quello considerato più elegante... ha resistito di più perchè è andato avanti un po' di anni a luci rosse, ora dopo esser stato trasformato in negozio, è tristemente chiuso... In Corso Palermo c'era il Palermo, ora è un megastore di elettronica. Insomma tra cine rionali e della parrocchia in Barriera di Milano c'erano sei, sette cinematografi. Erano tempi in cui la TV aveva solo il 1° e 2° canale, se non c'era niente di bello, si usciva e s'anadava al cinema. Poi con l'avvento delle Tv private e lo spogliarello della casalinga, è finito tutto...
Per noi "provinciali" che abitavamo a Riva presso Chieri, un paesino che quarant'anni fa contava 1500 anime compresi cani gatti e lucertole, il cinema parrocchiale era l'unico svago a parte le giostre due volte all'anno..
RispondiEliminaHo vissuto però parecchi anni a Bologna e il Cinema Antoniano, quello dello Zecchino d'oro, poco distante da casa mia è stata la meta domenicale mia e del mio gruppo di amici per poter vedere i film di Ciccio e Franco e gli spaghetti western e fumare (allora si poteva) tre o quattro Astor senza paura di essere visto da qualcuno che lo riferiva ai miei, allora ero un tredicenne smilzo e dinoccolato..
Il primo bacio è stato al Cinema Ambasciatori, sempre di Bologna, dove adesso c'è un meraviglioso progetto di libreria Coop con annesso Eataly.. su tre piani in cui si può mangiare, bere e trovare libri, un posto in cultura e cucina vanno a braccetto.. un po'come qui..
Già.. Le TV private.. Anche tu in prima fila per "Colpo Grosso"..
;-)))
Ciao Aldo !!
Oh!Finalmente abbiamo riavuto i bellissimi racconti brevi di Gian!
RispondiEliminaCiao Sepp !! E' stato un piacere e un privilegio postarlo qui.. e così magari chiuderete un occhio sui miei futuri outing chitarristici..
Elimina;-)))
Ciao Gian!
EliminaSpero continuerai con i racconti! ;)
Per gli outing non possiamo far altro che ascoltare con piacere.
Si.. senza inflazionare troppo ogni tanto pubblicherò qualche racconto nuovo.. per gli outing mi ci vorrà un po' di tempo, ho un pc nuovo e sto scaricando tutti i programmi di home recording che avevo nel notebook che mi si è arrostito..
EliminaCiao Sepp !!
;-))