sabato 2 marzo 2013

Thank You Marlon.. Racconto breve..



Il Cinema Jolly, nonostante il proliferare e il successo delle nuove ultramoderne Multisala, continuava la sua  attività ormai da quasi  quarant’anni.
Il Jolly era il giocattolo di Enzino Barison, una sua creatura, una sua scommessa di quando negli anni 60 aveva ereditato quel palazzo, uno dei pochi scampati alla devastazione dei bombardamenti anglo-americani della Seconda Guerra Mondiale, e l’aveva convertito in sala cinematografica di prima visione.
Nonostante la crisi negli anni difficili in cui il boom del videonoleggio aveva mandato in camera di rianimazione l’attività dei cinematografi costantemente deserti, non aveva mai ceduto alle tentazioni di riciclarlo come  sala a luci rosse tantomeno preso in considerazione le offerte  di Banche e Discount che erano interessati a quell’edificio per trasformarlo in un business finanziario o commerciale
Enzino non si era mai sposato, aveva rinunciato a crearsi una famiglia, ad avere una vita normale, degli amici, degli interessi.
Il suo mondo era lì, costantemente incollato al proiettore del cinematografo per interi pomeriggi e sere, giorni feriali,   festivi, Natale e Capodanno compresi.
Una passione, forse più di tutto una malattia, una dipendenza, e anche adesso che era avanti con gli anni e la tecnologia di riproduzione computerizzata era per lui troppo sofisticata,  si sistemava  alla cassa, o all’ingresso a strappare i biglietti, ma niente e nessuno lo scollava da quel posto.
Era una serata come mille altre, finita la proiezione dell’ultimo spettacolo del sabato sera e le luci si erano accese per permettere agli spettatori di uscire.
Enzino controllava il lento defluire del pubblico ascoltando la piacevole colonna sonora del film.
Aspettava, con l’educazione del padrone di casa, chi non aveva fretta e si fermava seduto al proprio posto fino all’ultima parola dei titoli di coda,  e con un sorriso dava la buona notte  a quei pochi clienti abitudinari che da anni frequentavano la sua sala.
Doveva aver preso freddo perché ogni tanto un brivido  gli percorreva la schiena e  sentiva le braccia gelate e intorpidite.
Ancora pochi minuti e sarebbe andato a casa, un’ aspirina e una bella dormita come rimedio al suo malessere potevano bastare.
Salutò con un gesto della mano  il ragazzo che si occupava delle proiezioni.
Adesso il cinema era vuoto, completamente avvolto dal silenzio. Poteva chiudere.
Controllò bene, si accorse che nella quinta fila c’era ancora qualcuno seduto.
Enzino si avvicinò, pensando a uno spettatore rimasto addormentato.
La fila era completamente vuota, si doveva essere sbagliato.
Scosse il capo contrariato,  era sicuro di aver visto la sagoma di un uomo  su quella poltroncina della quinta fila.
Forse era un po’ di febbre che gli aveva creato quell’allucinazione e fatto confondere un ombra con  una persona.
Improvvisamente le luci si spensero e sulla parete di proiezione iniziarono a vedersi le immagini di un film.
Cosa succedeva?
Chi aveva fatto partire senza la sua autorizzazione il macchinario ?
Scorrevano fotogrammi in bianco e nero di una casa in campagna immersa nel verde, circondata da vigneti e alberi di nocciolo e un cane dal mantello rossiccio che vagabondava sventolando la coda.
Ma quella era la Lea, la bellissima  ed affettuosa  setter irlandese di suo nonno, e quello che stava rastrellando la ghiaia del vialetto era il suo amato nonno, con l’immancabile mozzicone di sigaro toscano in bocca.
Adesso l’inquadratura si stringeva su una Lancia Appia parcheggiata nell’aia, con un ragazzino dal volto imbronciato che guardava fuori dal finestrino.
Non ci poteva credere,  era lui,  seduto sulla macchina  di suo padre che giocava a fare il pilota. Quante ore aveva passato con le mani sul cambio e sul volante seduto su quei sedili in pelle color tabacco.
Le immagini si sfocavano, perdevano nitidezza per  poi ritornare di nuovo chiare e comparve  il viso del babbo con i suoi inconfondibili  baffi alla Clark Gable.
Poteva quasi toccarlo e ad Enzino parve di sentire il profumo della brillantina Linetti che suo padre usava per impomatare i capelli e l’odore dell’ esportazione senza filtro che pendeva dalle labbra.
Di fianco a lui c’era la mamma, fresca di messa in piega, con un vestito leggero  in cotone fantasia  e la borsa di corda intrecciata che usava per andare a fare la spesa.
Il profumo di pane e di salame cotto gli riempì le narici ricordandogli le merende pomeridiane mangiate sull’altalena con sua sorella.
Già, sua sorella, mancava solo lei. Dov’era ?
La cagnetta Lea, il nonno, i genitori erano tutti già morti da un pezzo, gli unici ancora vivi erano lui e sua sorella.
Enzino guardò la quinta fila della sala, adesso c’era qualcuno seduto.
Si avvicinò e si accorse di essere lui, era lui la persona seduta.
In un attimo capì tutto, gli stava passando davanti la sua vita,  come un film.
Si rese conto che doveva reagire, fare qualcosa, assolutamente,   prima di arrivare alla scena finale.
Dopo sarebbe stato troppo tardi.
Nel frattempo nella sala cominciò ad affluire gente, non ci poteva credere.
Enzino guardava attonito e esterrefatto con la bocca aperta, senza proferire parola.
Stan Laurel  e Oliver Hardy si tolsero la bombetta per salutarlo, John Wayne sventolò il cappello da cow boy, Totò gli fece una smorfia e Marlon Brando gli chiese se  poteva fumare.
Greta Garbo era uno schianto e Anna Magnani entrò a braccetto di  Pier Paolo Pasolini. Tognazzi e Gassman parlavano di donne battendosi pacche sulle spalle.
Tutti attori che ormai, purtroppo , erano già passati a miglior vita.
Come avrebbe voluto vedere Carlo Verdone, Sergio Castellitto,  Margherita Buy  o Penelope Cruz,  per potere dire, ecco mi sono sbagliato, tiè, non ci sono solo dei morti,   nessuno mi sta chiamando, nessuno mi vuole.
La proiezione che ripercorreva la sua vita  continuava ad andare avanti, e dopo gli anni della scuola, aveva rivisto il periodo del servizio militare quando era Bersagliere a Palmanova del Friuli, poi il congedo, e l’inaugurazione del Jolly con il  film “La caduta degli Dei” di Luchino Visconti.
Non poteva, non riusciva a fare nulla per fermare quel conto alla rovescia, così veloce,  così implacabile.
Pochi minuti ancora e sarebbe stata la fine.
Sconsolato, prese la testa tra le mani.  Non voleva più vedere nulla  di tutti quegli anni passati allo stesso modo,  freddi e inutili, senza un amore, senza un’ emozione,  schiavo di se stesso. 
Quante cose della vita si era perso per paura di sbagliare, per abitudine, per orgoglio.
Ormai era arrivato al capolinea, erano solo i pensieri di uno che sta per morire e anche se avesse voluto cambiare la sua vita, a questo punto era troppo tardi. Non gli era più permesso.
Marlon Brando lo stava osservando, gli fece un segno con la mano come per dire, sta tranquillo Enzino è tutto a posto, e con un tiro da maestro buttò la sigaretta accesa nel sensore che controllava i fumi dell’antincendio.
La sirena dell’allarme cominciò  a suonare e in pochi minuti, allertati automaticamente dal segnale di pericolo, sopraggiunsero Vigili del Fuoco e autoambulanza.
Appena in tempo, un altro minuto sarebbe stato fatale.
"Thank you  Marlon.."  mormorò con un filo di voce Enzino prima di essere intubato e trasportato all’Ospedale a sirene spiegate.
"Good luck Enzino.." rispose Marlon Brando dalla quinta fila del Cinema Jolly. Poi lentamente si alzò, tirò su il bavero  di quel  cappotto beige che aveva indossato nell’Ultimo tango a Parigi  e uscì.
La fiamma dello Zippo gli illuminò il viso mentre si accendeva l’ennesima Camel.
Sorrideva.   

28 commenti:

  1. bello e fantastico Jan...Marlon Brando che attore, parlava poco, si muoveva appena e catalizzava l'attenzione.
    p.s.
    Beh...grazie eh? Per il racconto che è diventato di proprietà di FingerCooking...ah! non te lo avevano detto? Oh caspita! Che imperdonabile dimenticanza, che mancanza di tatto....
    :)

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  2. Grazie Max !!
    ah ah ah.. sei terribile !!
    Almeno come Autore c'è la soddisfazione di lasciare un piccolo contributo a questa giovane inimitabile e troppo simpatica testata web..
    ;-)

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    1. Azz, doveva dirtelo Pone!... O toccava a Stefano? O Mimmo? Valerio? Io forse? Beh pazienza. Grazie jan, grazie davvero!
      ;-)

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    2. eh eh eh.. non ho letto tutte le clausole di Fingerpicking.. ma mi fido più di voi più che di chi quelli che ci hanno governato..
      E' una bella casetta questa di Fingerpicking.. c'è la cucina con l'angolo cottura multiregionale, la sala musica, il laboratorio di liuteria e l'angolo relax.. però manca la stanza da letto.. dove si tromba..??
      ;-)))

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    3. Ehhhhhh....quella è riservata ai soci fondatori...però a tutt'oggi manca ancora la materia prima.

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    4. Tromba? No, qui molte chitarre, tromba pochino!
      ;-)

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  3. Era ora ! Aspettavo da mesi un tuo nuovo racconto , ed ecco un gioiellino : che penna , caro Jan...prendi per mano il lettore , lo fai accomodare , gli mostri la scena e lo lasci a perdersi nelle congetture.Non importa il finale , non importa che vada come volevi o come pensavi , perchè lo spettacolo vale sempre il prezzo del biglietto.Grazie frate' :-)))))

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    1. Ciao Ste...
      Non so cosa passa nella mia zucca quando scrivo.. è una specie di fluido che pian piano prende forma e che si modifica strada facendo.. Quando inizio un racconto non so assolutamente come proseguirà la storia e come andrà a finire, è lui che mi porta attraverso il mio vissuto, i miei sogni e i miei desideri.. e io lo seguo in un dolce abbandono..
      ;-))

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  4. Che bello ............. l'ho riletto un paio di volte ...... e ho viaggiato con la tua penna!!!
    Grazie Jan

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    1. Ciao Robby !! E' stata un'emozione condividere con voi un mio racconto.. come stappare una bottiglia di vino tenuta da conto per bere con gli amici..
      Meglio la mia penna che il mio plettro.. anche se spero presto di stupirvi con qualcosa di rigorosamente acustico..
      ;-)))

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  5. Come al solito riesci a mettere in moto la mia immaginazione con le parole scritte, sai che ho fatto? Mi sono stampato tutto il racconto, e me lo rileggerò questa notte prima di dormire, come un buon libro (di carta) di una volta, sei uno Scrittore raffinatissimo Jan :-))

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    1. Ciao Mimmo.. come ti capisco.. i libri da sfogliare hanno quel fascino che nessun e-book potrà mai dare..
      Pensa che nel cruscotto dell'auto ho un libricino con il prezzo ancora in lire, un allucinante e improbabile racconto horror che ho vinto a un banco di beneficenza. Ha la copertina sdrucita e spiegazzata, le pagine ingiallite e con le orecchie, ma se mi capita di dover far passare qualche minuto senza aver nulla da fare, lo tiro fuori e leggo qualche pagina..
      Dove ci porta l'immaginazione !! E non c'è bisogno della carta di credito per viaggiare così !!
      ;-)

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    2. Vero, poi i libri sono delle creature "vive", appena li compri hanno l'odore di stampa, e le pagine chiare, con il tempo le pagine ingialliscono, ed acquistano quell'odore di "tempo trascorso", che a qualche allergico, potrebbe far storcere il naso.... ma che ha me mi piace tanto :-))

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    3. Io sono gelosissimo dei miei libri, non li presto a nessuno, nemmeno quelli economici. Una volta un amico mi ha talmente rotto le scatole per un libro che voleva gli prestassi che sono andato in libreria, l'ho comprato e glielo ho regalato , ma mi sono tenuto il mio, vecchio e ingiallito..
      ;-))

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  6. Ciao Gian

    bel racconto. Che sia musica o letteratura, questo sito regala sempre belle sorprese. Attendo la seconda parte, non puo' finire cosi'......

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    1. Ciao Dario !!
      Per me era finito così, con il salvataggio in extremis di Enzino, però non sarebbe una cattiva idea dare una continuazione alla storia..
      Gli sfigatissimi personaggi che popolano i miei racconti, con le loro insicurezze,le loro debolezze e le loro malinconie si meritano un riscatto prima o poi..
      ;-)

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  7. Bello, bello, bello!
    Hai la capacità di creare, in poche righe, un'atmosfera coinvolgendo il lettore come se stesse partecipando alla scena descritta o vivendo un déjà vu.

    Grazie Jan.

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    1. Ciao Beppe !! Sono un appassionato del racconto breve, e se mi è concessa una citazione del mio scrittore contemporaneo preferito, Niccolò Ammaniti..
      "Il romanzo è una storia d'amore, il racconto è la passione di una notte"
      E' una soddisfazione sapere di aver coinvolto il lettore.. niente di più bello !!
      ;-)

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    1. Ciao Aldo.. Ho finalmente domato il puledro nuovo sellato con Windows 8.. e adesso recupero i giorni perduti senza pc...
      ;-)))

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  9. Solo per noi torinesi (io e Gian)
    Come ben sai sono nato a Chieri, ma ho sempre vissuto a Torino, infanzia e gioventù in Barriera di Milano. Corso Vercelli contava ben due cinema rionali il Nord, piccolissimo e il Sociale, luogo storico dove detti il mio primo bacio, rigorosamente in galleria e per la prima volta infilai una mano sotto la gonna d'una ragazza... Il cinema Nord ora è un discounto, del Cinema Sociale non c'è nemmeno più il palazzo, buttato giu e ora c'è una sala giochi. In Corso Giulio Cesare c'era il Mayor quello considerato più elegante... ha resistito di più perchè è andato avanti un po' di anni a luci rosse, ora dopo esser stato trasformato in negozio, è tristemente chiuso... In Corso Palermo c'era il Palermo, ora è un megastore di elettronica. Insomma tra cine rionali e della parrocchia in Barriera di Milano c'erano sei, sette cinematografi. Erano tempi in cui la TV aveva solo il 1° e 2° canale, se non c'era niente di bello, si usciva e s'anadava al cinema. Poi con l'avvento delle Tv private e lo spogliarello della casalinga, è finito tutto...

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  10. Per noi "provinciali" che abitavamo a Riva presso Chieri, un paesino che quarant'anni fa contava 1500 anime compresi cani gatti e lucertole, il cinema parrocchiale era l'unico svago a parte le giostre due volte all'anno..
    Ho vissuto però parecchi anni a Bologna e il Cinema Antoniano, quello dello Zecchino d'oro, poco distante da casa mia è stata la meta domenicale mia e del mio gruppo di amici per poter vedere i film di Ciccio e Franco e gli spaghetti western e fumare (allora si poteva) tre o quattro Astor senza paura di essere visto da qualcuno che lo riferiva ai miei, allora ero un tredicenne smilzo e dinoccolato..
    Il primo bacio è stato al Cinema Ambasciatori, sempre di Bologna, dove adesso c'è un meraviglioso progetto di libreria Coop con annesso Eataly.. su tre piani in cui si può mangiare, bere e trovare libri, un posto in cultura e cucina vanno a braccetto.. un po'come qui..
    Già.. Le TV private.. Anche tu in prima fila per "Colpo Grosso"..
    ;-)))
    Ciao Aldo !!

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  11. Oh!Finalmente abbiamo riavuto i bellissimi racconti brevi di Gian!

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    1. Ciao Sepp !! E' stato un piacere e un privilegio postarlo qui.. e così magari chiuderete un occhio sui miei futuri outing chitarristici..
      ;-)))

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    2. Ciao Gian!
      Spero continuerai con i racconti! ;)
      Per gli outing non possiamo far altro che ascoltare con piacere.

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    3. Si.. senza inflazionare troppo ogni tanto pubblicherò qualche racconto nuovo.. per gli outing mi ci vorrà un po' di tempo, ho un pc nuovo e sto scaricando tutti i programmi di home recording che avevo nel notebook che mi si è arrostito..
      Ciao Sepp !!
      ;-))

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