giovedì 5 ottobre 2017

Cremona AGV 2017 (Terza e ultima parte)

I liutai
Paradossalmente, alla fiera di Cremona, patria della liuteria, la presenza dei liutai specializzati in chitarre è molto ridotta: dei liutai italiani con cui eravamo diventati amici a Sarzana non c'è neanche l'ombra, solo un liutaio che produce chitarre classiche e antiche, mentre ci sono i fratelli Chatelier (che però hanno portato un numero minore di chitarre rispetto all'anno scorso), c'è qualche presenza di liutai dell'est (giapponesi e coreani), un paio di liutai canadesi, l'americano Steve Klein con le sue strambe chitarre  ... veramente pochi.
Ma la cosa che mi ha fatto tristezza è che sembravano del tutto ignorati e trascurati dai visitatori: mi sono fermato ben due volte a provare le chitarre dei nostri amici francesi di Nizza e passando più volte davanti al loro stand ho notato solo la presenza di alcuni artisti come Dario Fornara e Alberto Caltanella, che già usano le loro chitarre.
Ho avuto modo di provare a lungo questa Chatelier in abete alpino/Ovangkol veramente molto bella, con una serie di particolari estetici più ricchi del solito, ma sempre di una sobrietà e finezza eccezionale. Suono veramente meraviglioso e una notevole cura dei dettagli (deliziosi i binding, la rosetta e i filetti che contornano tutte le tavole di fondo, fasce  e  tastiera) . Ovviamente questo porta il prezzo un po' più in alto, commisurato con le ore di lavoro necessarie per realizzare un tale capolavoro. La foto purtroppo non rende giustizia alla bellezza dello strumento.
Chiacchierando con Philippe, mi ha spiegato che tutte le loro chitarre sono dotate di amplificazione passiva K&K pure mini (salvo diversa richiesta del cliente) che è secondo lui la soluzione migliore ed anche meno invasiva, in quanto non ha nessun controllo sulla chitarra, né batterie con relativi alloggiamenti. 
L'ultima novità tecnologica sono delle speciali meccaniche della GraphTech,  che sono tarate in modo particolare su ogni corda in base alla tensione, infatti sono numerate e non possono essere scambiate di posizione. Il vantaggio è che in questo modo l'angolo di rotazione è proporzionale alla variazione di tono, in modo uguale su tutte le corde. A dire il vero io non ho notato grandi differenze, ma lo stesso Philippe ha riconosciuto che neanche per lui risulta un particolare così importante, ma comunque garantiscono una precisione nella tenuta dell'accordatura migliore. 
In una seconda visita ho invece riprovato la chitarra in sitka/malaysian rosewood che abbiamo già avuto modo di testare a Sarzana: esteticamente più semplice, ma sempre elegantissima e con un suono un po' più asciutto dell'altra, direi più adatto al flatpicking. I manici risultano molto morbidi e della dimensione ideale, almeno per la mia mano, mentre il loro particolare shape, che sembra una dreadnought in formato mini, risulta molto confortevole. Noto con piacere che il prezzo non è cambiato rispetto a due anni fa ... restano in cima alla mia lista dei desideri, anche se mi piacerebbe una modifica, di cui parlerò dopo.

Dopo le Chatelier vengo attratto dallo stand delle chitarre Maestro: si tratta di una compagnia di liutai di Singapore che costruisce chitarre in modo artigianale utilizzando tecniche all'avanguardia (double top, Plek per rifinire le tastiere, rinforzi in fibra di carbonio per i manici) unite ai sistemi più tradizionali della liuteria (uso di colla animale Hide-glue, manici incollati con dovetail,  selezione ed intonazione delle tavole armoniche, ecc.)

Le chitarre esposte son tutte della Custom-Serie, con essenze particolari e tavole selezionate e intonate individualmente dal liutaio capo e fondatore Hozen Yong, tutte con cutaway di tipo fiorentino, smusso per l'appoggio del braccio, soundport. L'estetica è gradevole anche se non raffinata come le Chatelier.

Alla prova si nota una suonabilità ottima, con action molto bassa ma nessun friggimento delle corde anche andando un po' più pesante con il plettro (cosa che invece avevo riscontrato sulle nostre amate C.).  Il suono è straordinariamente limpido e chiaro, ben bilanciato e con  una buona ricchezza di armonici. Ma soprattutto è ottimamente percepibile nonostante il rumore non trascurabile della fiera.
Già, hanno tutte il soundport! Non un buco enorme, ma molto efficiente ... lo voglio assolutamente: per un suonatore onanistico come me è il massimo della goduria, non mi importa niente se il suono anteriormente possa risultare più sgonfio, se può creare problemi di feedback con l'amplificazione ... CHI SUONA, GODE!
Non potendomi ascoltare da davanti mentre sto suonando, non so dire se il suono anteriore sia migliore o peggiore di altre chitarre di liuteria, ma la sensazione per chi suona è decisamente diversa e più gradevole. I prezzi sono in linea con la qualità degli strumenti e variano a seconda del modello e delle rifiniture dai 3.5 ai 4.5 k€.
Parlando con il singolare personaggio dello stand, uno svizzero con i baffi arricciolati in stile fine ottocento, titolare del negozio "guitar-repairs", mi spiega che l'ottima suonabilità è dovuta alla tastiera "compound radius" ottenuta con la precisione della  PLEK-machine (ma oramai non la usano un po' tutti?). Non noto invece un gran vantaggio relativo al beveled armrest. Forse su chitarre dal corpo di dimensioni contenute non è così importante e non ho provato dread e jumbo, o forse lo si apprezza dopo ore di studio sullo strumento.

























Mentre mi allontano da questo stand vengo attratto da  un paio di splendidi mandolini del liutaio Leonardo Petrucci (ve lo ricordate su Accordo e Chitarre?). Decido di fotografarli per Gianca e Andrea e subito mi propongono di provarli (non so se si trattasse di Petrucci in persona) e devo vergognosamente rifiutare, perché sono strumenti su cui non so proprio dove mettere le dita.


I concerti
Una nota positiva, in continuità con l'antica Sarzana è la quantità di offerte musicali sui vari palchi (due palchi grandi all'esterno del padiglione, il palco medio nella sala Martin, altri due palchi più piccoli all'estremità destra di fronte allo stand Val Music e vicino al bar). su questi palchi si avvicendano personaggi noti (ho notato Massimo Varini, Dario Fornara, Alberto Caltanella, Gavino Loche, Roberto Dalla Vecchia) e giovani meno noti, ma altrettanto bravi. Ho seguito un po' distrattamentre qualche pezzo delle esibizioni, ma sono rimasto catturato, mentre andavo al bar per prendere un caffè, da ANDREA MELE che si esibiva con una Seagull:  mi sono piaciuti i brani che ha suonato con un bel suono amplificato, grande dinamica ed espressività, tocco pulito e preciso.



Finita l'esibizione ho scambiato quattro parole con lui che, gentilissimo, mi ha dato alcuni consigli sull'uso degli alaska picks, mi ha concesso volentieri l'autorizzazione per pubblicare questo brano, anzi era soddisfatto che gli facessi pubblicità sul blog.





Dopo di lui è salito sullo stesso palco Dario Fornara come dimostratore di questo sistema di  amplificazione Schertler, di cui si è limitato a dire che è di uso molto semplice e immediato, basta collegare il cavo della chitarra e comunque sia ti restituisce un suono decente e non ti dà problemi (???). Quindi ha suonato diversi brani, dicendo che tutte le spiegazioni sull'apparecchio le avrebbe date allo stand della Schertler. 

Infine, mentre mangiavo un panino, mi sono seduto ad uno dei due palchi esterni dove si esibiva un gruppo bluegrass composto da tre giovani musicisti a cui si è poi aggiunto un quarto per una inconsueta formazione con due banjo. Mi è sembrato giusto registrare un pezzo, pensando che sarebbe piaciuto al reverendo, ma immagino anche a diversi altri cookers ...

14 commenti:

  1. Aggiungo qualche ragionamento sulla fiera che ho fatto nel corso di questa lunga giornata:
    1) ho avuto la netta sensazione che si vada sempre di più verso una fiera di commercianti, grossi marchi come Taylor e Martin e grandi negozi, mentre l'apporto dei liutai diventerà sempre più marginale e trascurata dallo stesso pubblico che la frequenta. (Spero che Mirco contraddica questa mia impressione, perché si va a perdere l'anima vera dell'Acoustic Guitar Meeting di Sarzana)
    2) Il pubblico era formato da professionisti del settore (ho notato tantissima gente con il pass al collo, soprattutto musicisti) o da "liutai dilettanti" che acquistavano parti e legni per costruirsi una chitarra; pochi i curiosi, appassionati di chitarre o musicisti dilettanti come potremmo essere noi fingercookers.
    3) La preponderanza di chitarre di fascia media o medio-alta negli stand, e la riduzione del numero di Dream Guitar da poter toccare, annusare e provare ... con la tendenza alla banalizzazione dell'evento stesso, che era nato anche come centro di scambio di esperienze tra i liutai e i vari operatori del settore. (e si torna al punto 1)

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    1. Guarda , non sono sorpreso da quello che dici , me l'aspettavo...l'addio a Sarzana è stato più profondo di un semplice cambio di location . Sarzana è ( mi viene da dire era eheheheh ) un paese che veniva coinvolto dall'AGM , si respirava un aria musicale anche nelle stradine , nei bar , pizzerie e ristoranti . E anche il giro di camere e pensioni era orientato sull'evento . Nella fortezza poi il tutto trovava la sua ragione d'essere , e la gente che incontravi era eterogenea , molti appassionati con fidanzate , mogli e figli al seguito. Perchè andare a Sarzana era comunque una gita , anche da condividere . Cremona... Bah , ci ho fatto un mese di militare , ricordo la nebbia , gente scostante e tante guardie . Già questo mi tiene sul chi vive. Poi con i tuoi resoconti , il dubbio comincia a farsi , se non certezza , direi una probabilità centrata. Certo , abitassi anche io a 1 o 2 ore di macchina , ma si , un giro lo farei , anche per incontrarvi . Ma a partirci da Roma , toccata e fuga , be no , non me la sento .
      Sulle chitarre , le Chatelier sono sempre uno spettacolo e un sogno mai sopito . Ecco , il fatto che girando fra gli stand sarà difficile imbattersi in nuovi liutai come i nostri nizzardi , già è una sconfitta .
      Bravo il Mele e simpatici i bluegrassari , ma quel panino da solo non sarà stato come quelli da maldifegato fuori Firmafede , mancavano le nostre cazzate vaganti ad altezza d'uomo eheheheheh

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    2. Ah , il Pietrucci è un amico del mio amico con cui vado in Sardegna . Se ricordi avevo anche postato una foto di me insieme a Lui che salutavamo il comune amico , ce la fece Dario . Prima o poi vado da Lui all'isola del giglio , 1 settimana , vitto , alloggio , possibilità di portarsi una persona e costruzione di una chitarra in tempo reale , che poi ti porti a casa . Il tutto a circa 2000 euro . Che dici ? ;-))))
      p.s.
      scusate le 100 volte che ho scritto amico , ma non mi venivano sinonimi sinceri .

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    3. Soprattutto dell'ultima cosa ho sentito una gran mancanza ...
      Forse i ragionamenti che ho fatto nel commento precedenti sono un po' foschi, ed esprimono più un mio timore che ancora una realtà. Intendo dire che sono uscito dalla giornata alla fiera caricato ed entusiasta, come si legge nel primo post che ho scritto. Per il momento è ancora un posto dove è possibile provare veramente tantissime chitarre, di ogni prezzo ed ogni tipo, dubito che si possa trovare un altro evento con una concentrazione così di espositori dedicati alla chitarra acustica. Però alcuni segnali che ho raccolto mi ha fatto presagire quanto ho detto prima ... e spero fortemente di sbagliarmi.

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    4. Beh, se decidi di andarci al Giglio, fammelo sapere, che vengo anche io, a costo di rischiare il divorzio...

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  2. Caro Beppe
    il tuo resoconto è stato davvero superlativo. Anche le tue impressioni, il tuo annusare l'aria che tirava mi hanno dato l'impressione di essere li con te.
    Le Chatelier hanno lo stesso prezzo di due anni fa? I due fratelli mi sono sempre più simpatici e i loro strumenti che costano ora come molte Martin, Collings ecc ecc sono sempre più desiderabili.
    Grazie di tutto Beppe

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    1. Grazie, Max. Si la versione esteticamente più semplice in sitka/malaysian rosewood che avevamo già provato a Sarzana 2015 viene sempre 3500, mentre l'altra che è esteticamente più ricercata arriva a 4500, ma lo stesso Philippe mi ha fatto notare che le ore di lavoro per realizzare tutti quei filetti sono tante ...

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  3. Reportage superlativo Beppe! Hai raccontato in dettaglio parecchie cose che nel mio mordi-e-fuggi non avevo notato, un po' per la fretta, un po' perchè avevo la testa altrove.
    Condivido le tue impressioni generali sullo stato e sul futuro della manifestazione. Il passaggio a una fiera commerciale vera e propria è nettamente percepibile, purtroppo con tutte gli effetti collaterali meno desiderabili. E' vero che L'Acoustic Guitar Village è ancora un'isola vivace a confronto con gli altri settori della fiera piuttosto ingessati. Ma le numerose assenze che hai evidenziato indicano il rischio che il format appassisca. Speriamo nella creatività degli organizzatori.
    Una nota personale sullo stand dei pianoforti, in cui mi sarei fermato volentieri se non fosse stato semplicemente delirante! Mi chiedo come si possa pensare di esporre decine di spendidi pianoforti a coda a pochi metri uno dall'altro, tutti suonati contemporaneamente da decine di pianisti invasati (su strumenti da oltre 100.000 euro è comprensibile). Una follia, con più di un pianista, anche bravissimo, che ogni tanto scuoteva la testa e gettava la spugna, subito sostituito da un'altro in fila. Mai sentita una cacofonia così assordante, che è andata avanti per tutto il tempo in cui sono rimasto in fiera. L'ho pure registrata col telefonino perchè non ci si crede. Pura follia!

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    1. Ah, Ah, è vero! il solo attraversare la sezione dei pianoforti per arrivare alla zona destinata all'Acoustic Guitar Village mi ha dato una sensazione di stordimento e un lieve mal di testa.
      Sotto questo aspetto l'A.G.V. è ancora un isola felice, dato che, salvo alcuni momenti in cui le esibizioni sui palchi interni disturbavano gli stand più vicini, mi è sembrato che fosse possibile provare le chitarre in un situazione decente e avevamo a disposizione ben due salette insonorizzate che erano anche poco frequentate.
      Ho anche avuto l'impressione che l'affollamento di visitatori fosse inferiore che a Sarzana, che pur essendo una cosa che valuto egoisticamente positiva, non è un indice di ottima salute della manifestazione ...

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  4. Tenendo conto delle tue considerazioni, Mi sembra che questa manifestazione, si sia standardizzata troppo su livelli medio bassi, già il fatto che lo spazio per i liutai si sia ridotto drasticamente, rispetto a Sarzana, è un fatto che rende il tutto troppo commerciale, Diciamo che sembra più Mercatone della chitarra che una vera e propria fiera dedicata agli strumenti di pregio, e questo non è certo un buon Presagio, Speriamo che nei prossimi anni il tutto cambi di allineandosi a quello che eravamo abituati a vedere a Sarzana, per quanto riguarda le chatellier, C'è poco da dire sono strumenti fantastici, anche le chitarre dei liutai asiatici, non sono niente male, Chissà se YouTube riporta qualche video di queste chitarre? L'unica cosa che non mi piace di quegli strumenti sono le palette, sembrano una brutta copia delle palette Taylor, ma ovviamente, i miei gusti non possono coincidere con quelli degli altri, comunque esteticamente è qualitativamente non sembrano niente male

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  5. beppe, sai che ti dico?: d'ora in poi mandiamo sempre te!

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    1. Grazie Giancarlo... In realtà temevo di essermi dilungato troppo, non sono molto bravo a scrivere.
      Da solo mi è mancato il confronto diretto e immediato con le vostre impressioni, ogni chitarra provata mi dà una sensazione positiva, e dopo un po' ti si confondono tutte in testa.

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    2. esattamente come succede a me, è un po' come ubriacarsi, ma non fa male al fegato!

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    3. Proprio così! Probabilmente agisce sulla stessa regione limbica del cervello, quella che è responsabile anche della gratificazione e delle dipendenze...

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